LETTERA APERTA ALL’ITALIA

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LETTERA APERTA ALL’ITALIA

Cara Italia,

vorrei parlarti di me e di V., il mio migliore amico.
Io sono una ragazza di 23 anni, come tante altre, vengo da una
famiglia dove a lavorare sono in due, sia mamma che papà,entrambi
impiegati. Studio in un’ università pubblica, vivo in una piccola
cittadina della provincia romana e spero in un Paese migliore.
V. ha gli occhi belli ed il cuore grande.
V. ed io siamo amici da una vita, eravamo compagni di banco alle superiori.
V. , negli anni, l’ho visto fare qualunque tipo di lavoro, di quelli
in cui sei sfruttato e sottopagato, l’ho visto alzarsi alle 5 di
mattina, tornare stanco, l’ho visto rinunciare alle vacanze e alle
uscite con gli amici, l’ho visto rimboccarsi le maniche, SEMPRE. L’ho
visto laurearsi in perfetto tempismo, l’ho visto lavorare per pagarsi
la scuola di teatro, l’ho visto girare il suo primo film da
protagonista.
V. vuole fare l’attore ed ha talento e voglia di farlo.
V. l’ho sentito stamattina, parte, va a Parigi, m’ha detto che il
biglietto è di sola andata, che qui non ci sono molte possibilità, che
qui non ci vede futuro.
V. tra un mese parte.
V. era l’unico dei miei tre migliori amici ad essere rimasto in Italia.
V. non voleva andare via,
V. è bravo e non sta scappando,
V. non ha scelta,
V. sta cercando la sua opportunità lontano, perché qui non ce ne sono.
Ora ci resto solo io, di noi quattro, e non perché sia più brava o più
forte, ma semplicemente perché posso permettermelo, perché la mia
famiglia può permetterselo, perché la sorte ha voluto che il corso di
laurea che frequento e che mi appassiona, sembra, sia ancora
spendibile qui. Ora ci resto solo io. Io che pensavo che la crisi non
mi avesse toccata, io che lotto per i diritti di tutti, perché mi
sento una privilegiata ad averne ancora qualcuno di diritto, io che ho
potuto scegliere di non lavorare, io che ho potuto scegliere di andare
all’ università, io che ho potuto scegliere di abitare ancora qui. Io
che, oggi, per la prima volta, ho sentito che la crisi, che
quest’Italia derubata e colpita al cuore aveva investito anche me e
non perché non abbia più un tetto sopra la testa, o un piatto caldo
sul tavolo, bensì perché mi ha tolto il piacere di un sabato sera tra
amici, mi ha tolto la possibilità di guardare gli occhi belli di V.
che, se li guardi da vicino, puoi vederci tutto l’universo, mi ha
tolto la possibilità di festeggiare i nostri compleanni insieme, di
scambiarci i regali a Natale, di cenare insieme quando ci và.
E badate bene, anche queste cose sono importanti, anche il calore di
un tuo amico vicino, anche gli abbracci, gli sguardi e le risate. Il
diritto alla felicità vale tanto quanto il diritto alla casa o a un
lavoro.
Sogno, desidero un’ Italia migliore, sogno un posto dove tutti
possiamo scegliere se restare od andare, dove le esperienze all’estero
siano un qualcosa che ci arricchisce non l’ultima spiaggia perché
stiamo rischiando di perdere pure la speranza se restiamo qui. Sogno,
desidero un Paese dove ci si occupi della felicità di quelli come V.
che non devono più essere costretti a cercarla fuori, dove venga
permesso a tutti di emanciparsi e di trovare la propria strada, dove
venga istituito il reddito minimo garantito e nessuno debba più essere
sotto nessun ricatto, nemmeno quello di dover andare via da un Paese a
cui sente di appartenere. Desidero un Paese in cui gli occhi belli di
V. posso guardarli da vicino ogni giorno e scorgerci dentro tutta la
felicità del mondo.

Irene

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