Cosa dice Tsipras alla sinistra italiana

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Cosa dice Tsipras alla sinistra italiana

La vittoria di Tsipras ha finalmente dimostrato all’Europa e alle forze di alternativa ai governi della Troika che si può vincere, da sinistra, con un programma radicalmente alternativo e profondamente europeista. Syriza, la coalizione che lo sosteneva, sfiora la maggioranza assoluta, ma soprattutto dimostra che un lavoro profondamente sociale, di sostegno vero e proprio agli ultimi, alle persone in difficoltà, un lavoro di mutualità e cooperazione sono lo strumento per ridare credibilità alla politica tutta e alla sinistra in modo particolare.
In questi mesi anche nel nostro Paese abbiamo provato a dire che esiste una larga parte della nostra società che è composta da precari, disoccupati, inoccupati, migranti, pensionati a poche centinaia di euro. Una parte di società frammentata, isolata, disillusa, silenziosa ma che potenzialmente è maggioranza. La sinistra italiana dovrebbe ripartire da qui, dal mettere al centro queste persone, dal praticare – prima che nominare – la lotta alle disuguaglianze, la solidarietà, la liberazione dai ricatti a cui le politiche di austerità costringono la maggior parte della popolazione.
Questa esigenza evidentemente ha portato molte persone a partecipare alla conferenza di SEL, intitolata per l’appunto, Human Factor, quel fattore umano spesso trascurato dalle classi dirigenti, ma forte nel popolo della sinistra. I temi emersi dai laboratori, che hanno visto una grande partecipazione, segnalavano l’esigenza di uscire dalle contingenze per recuperare una visione di futuro, praticare la rete di mutualità dal basso per tornare ad essere credibili per le persone in carne e ossa e rifuggire dall’unione dei soli ceti politici come risposta al renzismo di governo, mettere al centro la ricerca ma anche e soprattutto le fragilità umane. Quelle fragilità che strette nella morsa della crisi portano alla guerra tra poveri, all’avvento dei populismi e al rifugio in certezze identitarie e a tratti fondamentaliste.
Per questo è a mio avviso fondamentale fare uno scarto vero rispetto agli ultimi vent’anni della sinistra, dimostrando che gli anni passati non sono sinonimo solo di una sconfitta, ma anche un monito per non essere più subalterni alla destra, al pensiero neoliberista che ci vuole tutti merci o vuoti a rendere. Un pensiero che la sinistra ha, purtroppo, troppe volte perseguito. Per questo occorre dimostrare che la sinistra non è più quella che si dimentica degli ultimi, che vota il pacchetto Treu o le guerre mascherate da aiuti umanitari, non abdica all’idea che nel nostro Paese i diritti civili debbano rimanere un finto orpello da campagna elettorale, non si piega alla trasformazione della politica che diventa sempre più affare di pochi e non strumento dei tanti.
Così, recuperando fiducia e credibilità, ma soprattutto autonomia nelle scelte e negli indirizzi di programma, la sinistra non avrebbe più bisogno di aggettivi pomposi per definirsi. Non serve mettere accanto alla parola sinistra gli aggettivi radicale, popolare, di massa. Serve ritrovare e perseguire un obiettivo chiaro. Per questo io credo che la sinistra debba essere originale, oggi più che mai. Originale, significa con le radici ben piantate nelle origini ma capace di generare futuro, di innovarsi e rigenerarsi, di abbandonare liturgie e abitudini e rischiare con coraggio in mare aperto.
Tsipras ci dimostra che questo è possibile. Dobbiamo dirci che non è più il momento di aspettare né leader salvifici né le scelte dei nostri avversari. Oggi è il tempo di recuperare una visione, una weltanschaung, una curiosità nei confronti di ciò che è ignoto e di perseguirla con coraggio e umiltà.

Maria Pia Pizzolante

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