“Abitiamo” una nuova sinistra, ripartendo da Roma.

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“Abitiamo” una nuova sinistra, ripartendo da Roma.

Dopo un giorno di riposo provo a modulare le emozioni e le intuizioni che mi sono portato a casa dalla manifestazione della Cgil di Sabato a Roma.

Era tanto tempo che non vedevo una manifestazione così partecipata e sentita, una marea di colori e desideri che si sono fusi in un unico  chiaro messaggio di contrarietà al jobs act e alle “politiche sul lavoro” del governo Renzi. Sicuramente la manifestazione della Cgil ha fatto da catalizzatore di una richiesta reale di “cambio di rotta” che pulsa nel nostro paese, andando  a intercettare sensibilità presenti nel Partito Democratico, in altre realtà che vivono fuori dal sindacato (io stesso non sono un iscritto della Cgil ed ero nello spezzone di Sel)  ma anche spingendosi oltre agli attuali partiti di sinistra.

Nonostante Renzi, con  la sua solita arroganza da “unto del signore” e con attacchi che definirei “cabarettistici”, abbia provato a descrivere la manifestazione come la solita sfilata antiquata, è stato questa volta smentito dai volti, dai colori e dalla determinazione della piazza.

I giovani presenti di varie categorie: studenti, precari (come me) e disoccupati erano tantissimi,  nei diversi spezzoni della manifestazione hanno portato in piazza non solo la difesa dell’articolo 18, ma il diritto al lavoro, la volontà di costruire un nuovo welfare universale e il diritto a un reddito minimo garantito (siamo fra i pochissimi paesi europei a non averne uno).

La variegata presenza generazionale in piazza è un segnale che va dritto al governo Renzi. In tanti non si riconoscono nel  modello economico neoliberista che ci sta  trascinando verso un binario morto, altrettanti  non hanno riconosciuto la “Leopolda 5” come uno spazio che lavora per uscire da una ricetta  politica che sembra diventata un alternarsi “di slogan e tagli”, il tutto per stare dentro dei vincoli “europei” che stanno strozzando il paese.

Negli ultimi decenni la comunità della sinistra e i sindacati hanno vissuto una forte crisi di rappresentanza  nata dalla fine del modello novecentesco fordista che ha prodotto quello che è stato definito come un possibile “tramonto della società di mezzo”.  A questa  poi si è aggiunta una pesante crisi economica strutturale che sta mettendo in pericolo il futuro di molte generazioni.

La risposta a questi processi (che sono stati una vera e propria lotta di classe dall’alto, in cui la finanziarizzazione dell’economia e l’impoverimento dei diritti di molti l’hanno fatto da padrone) non può che essere il ripensamento di una sinistra nuova che non rottami il dialogo/confronto con le parti sociali e  che combatta contro la “finanziarizzazione della vita”,  pericolo che incombe sempre di più attraverso la privatizzazione dei beni comuni. Sicuramente una gran fetta dei componenti della manifestazione di Roma è sceso in piazza per gli obiettivi elencati qui sopra, che sono più radicali e ambiziosi di quelli della Cgil stessa.

Lo spazio per ricostruire una nuova Sinistra c’è, ci vuole solo la volontà e il coraggio di abitarlo.

 

Jacopo Zannini

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