Tra favori e diritti: contrastare le mafie per costruire comunita’ nuove, legali e collaborative – di Giuseppe Politanò

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Tra favori e diritti: contrastare le mafie per costruire comunita’ nuove, legali e collaborative – di Giuseppe Politanò

Negli ultimi trent’anni il nostro Paese si è presentato al mondo come un territorio ricco di contraddizioni: da un lato il potere delle mafie e di una corruzione dilagante, dall’altro una grande capacità di impegno quotidiano teso a favorire la promozione della cultura della legalità e della cittadinanza attiva.

Le indagini condotte dalla DDA di Napoli, che una settimana fa hanno portato all’arresto di 69 persone, accusate di corruzione e di gravi irregolarità in gare di appalto pubbliche, rappresentano lo stato delle mafie nel nostro Paese: viviamo ormai in un territorio in cui il malaffare ha infiltrato pesantemente le Istituzioni, gli organi di rappresentanza politica, i centri decisionali ed economici. Il quadro è drammatico e la Politica, le Istituzioni, i Corpi intermedi, i cittadini non possono più rimanere a guardare.

La sfida vera oggi è rimettere al centro della formazione culturale e politica di questo Paese un sistema educativo nuovo, capace di essere, senza retorica ed ipocrisia, strumento di cambiamento reale per le comunità. Un sistema educativo che promuova legalità e giustizia attraverso un nuovo modo di “narrare” i nostri territori, mettendo al centro le storie “impegnate” di singoli e gruppi. Si tratta di raccontare e farsi raccontare esperienze di vita che non consentono consolazione, né pretendono di insegnare, ma solo costruire un senso di responsabilità in ogni luogo, in ogni ambito: l’impossibilità, insomma, di stare a guardare impotenti.

Allora bisogna far spazio, sempre più spazio, alla narrazione di storie di dolore e ricerca di giustizia e verità, come quelle rappresentate dalla memoria dei familiari delle vittime innocenti delle mafie. Per questa ragione domani saremo a Locri (RC) per unirci fisicamente e moralmente a loro in un grande abbraccio collettivo. Domani, primo giorno di primavera e Giornata Nazionale della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime delle mafie ci fermeremo a ricordare nome per nome ciascuna vittima della violenza criminale e mafiosa per ridargli dignità e per fare di quel dolore profondo un impegno costante e quotidiano e saremo a Locri anche per dimostrare la nostra vicinanza fisica e concreta a Libera e a don Luigi Ciotti, oggi vittima di un attacco pubblico e di parole ingiuriose per la sua storia di impegno sociale e civile nel contrasto alle mafie. Saremo di più, uniti e forti a dire che sono le mafie ad umiliare il lavoro e la sua dignità.

E bisogna poi aggiungervi il racconto di storie di riscatto, come le tante storie di donne e uomini che da anni si impegnano per il riutilizzo sociale dei beni confiscati alla criminalità organizzata.

Abbiamo il dovere morale di far passare alcuni messaggi chiari, invitando a non nascondersi dietro un alibi, e soprattutto a non confondersi tra tutti quelli che non si indignano e non si impegnano. Nel cammino di conoscenza e di crescita di ognuno, c’è bisogno di contrastare poi il peccato di chi ha sempre la verità in tasca e pensa di sapere tutto. Non dobbiamo mai separarci dall’umiltà, dalla capacità di ascolto: il non dare nulla per scontato deve segnare i nostri passi nelle vie della nostra esperienza. E mai affrettarsi a giudicare una storia raccontata: piuttosto rielaborarla per comprenderne tutte le opzioni morali e il profondo messaggio di umanità.

È necessario, oggi, valorizzare il potere culturale delle esperienze positive, delle buone pratiche, contro i segni sempre più devastanti del potere criminale e mafioso. Bisogna farlo nel modo giusto: attraverso la consapevolezza dei propri limiti, perché il “noi” è la chiave del cambiamento e “noi” significa sapere che senza gli altri non si va da nessuna parte. Una “pedagogia narrativa” deve condurre pertanto alla scoperta di percorsi collettivi, fatti da ragazze e ragazzi che in questo Paese si stanno spendendo con grande umiltà per far emergere le tante cose positive. La narrazione deve aiutare a far emergere e a rappresentare questo autentico “noi” dove si accantonano i più insidiosi egoismi e individualismi, e si lascia da parte ogni personalismo.

Gli altri devono essere la bussola del nostro agire. Povertà e arretratezza, nelle quali spesso affondano gli altri, rappresentano il terreno fertile sul quale le mafie costruiscono il loro consenso, facendo passare quelli che sono i nostri diritti come favori. Il tema sta tutto lì: rivendicare e ottenere i diritti!

La strada per contrastare le mafie ha delle vie chiare: inclusione, lavoro vero, occupazione giovanile, servizi accessibili a tutti, reddito. Non ci sono persone povere e persone ricche, ma persone “povere” – povere anche di speranza – e persone libere; queste ultime hanno il dovere di usare la loro libertà per liberare chi libero purtroppo non lo è, come le tante lavoratrici e i tanti lavoratori sfruttati e sottopagati, come i migranti che fuggono da guerra, miseria e fame, come chi chi un lavoro non ce l’ha.

Libertà e inclusione. Accogliere e non emarginare: le mafie sono lì a sfruttare i luoghi e le vittime dell’emarginazione. Occorre puntare ad una nuova “narrazione dell’accoglienza” attraverso storie di inclusione sociale. La diversità è una ricchezza, un dono. La diversità è il sale della vita e mai deve diventare avversità.

Per contrastare le mafie ripartiamo da relazioni nuove, da strumenti collaborativi in grado di generare fiducia tra le persone, perché la solitudine dilata la paura e la sofferenza. Mettiamo al centro la vita delle persone andando a cercare l’altro senza aspettarlo.

Non basta, però, accogliere ma è necessario riconoscere: c’è un mondo di vite sommerse, di invisibili, di chi non ha riferimenti, ed è nostro compito occuparci di loro perché spendersi per il bene dell’altro vuol dire voler bene a se stessi, voler bene alla propria comunità, vuol dire constatare le mafie.

Occorre infine narrare in modo corretto la legalità. La legalità non è un idolo. La legalità è praticare la giustizia sociale. Legalità è riempire questa parola, ormai abusata, di quotidianità, di vita reale, di gesti normali e sinceri. Civiltà, educazione, cultura e lavoro riempiono quella parola di concretezza, di vita vera.

Il contrasto alle mafie passa necessariamente da tutto ciò. Passa dall’unire cioè l’etica con l’estetica, l’agire morale fondato sulla giustizia sociale con la sua “convincente” narrazione, che sappia valorizzare esperienze belle e di riscatto presenti sul nostro territorio.

Una narrazione nuova che sappia essere utile, necessaria, vera e gentile. Una narrazione di legalità, giustizia e collaborazione fra i cittadini.

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