GIOIA TAURO – LE MANI DELLE MAFIE SU RIFIUTI E DEPURAZIONE – Ristabilire immediatamente il principio di legalità a partire dalla resistenza delle comunità— di Giuseppe Politanò

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GIOIA TAURO – LE MANI DELLE MAFIE SU RIFIUTI E DEPURAZIONE – Ristabilire immediatamente il principio di legalità a partire dalla resistenza delle comunità— di Giuseppe Politanò

Le politiche ambientali nelle mani della ‘Ndrangheta, nelle mani del clan Piromalli di Gioia Tauro.

Questa mattina la Piana di Gioia Tauro si è svegliata con la notizia degli arresti di imprenditori, un ex sindaco e un capo ‘Ndrangheta accusati di associazione mafiosa, concorso esterno, estorsione e intestazione fittizia di beni aggravata dalle modalità mafiose, incriminati dunque di gestire il termovalorizzatore e il depuratore di Gioia tauro (RC).

L’operazione “Metauros”, guidata dal Procuratore Capo della DDA di Reggio Calabria, Federico Cafiero De Raho, si lega indissolubilmente all’operazione “Tempa Rossa” condotta dalla Procura di Potenza che già aveva denunciato lo smaltimento illegale di rifiuti da parte della IAM (Iniziative Ambientali Meridionali).

Rifiuti industriali trasformati in fertilizzanti, politiche di depurazione non a norma, le strane chiazze nere in mare provenienti dagli scarichi della IAM ci raccontano un terriotorio umiliato e ferito nella sua dignità dallo strapotere delle mafie, ci raccontano un territorio invisibile del quale quasi mai nessuno vuole occuparsi.
Un’operazione della magistratura che mette in luce uno spaccato nel quale i diritti delle persone vengono negati proprio da chi avrebbe il dovere istituzionale di difenderli.

Già nel 2014 ci occupammo della drammatica situazione ambientale che viveva il territorio della Piana producendo documenti e interrogazioni parlamentari che miravano ad interessare immediatamente il Governo affinchè prendesse i provvedimenti dovuti.

Così non è stato: un Governo sordo sul tema della pericolosità dei rifiuti tossici, un Governo che non ha mai pronunciato una parola sul tema delle mafie, della corruzione e dell’infiltrazioni mafiose. L’approvazione del nuovo codice antimafia è un passo significativo, ma non basta.

E’ necessario che una nuova classe dirigente, le comunità locali, le associazioni e la società civile si assumano la responsabilità di contrastare mafie e corruzione attraverso la promozione di pratiche di legalità e giustizia.
E’ necessario non lasciare soli gli imprenditori onesti che in questa terra provano a lavorare con rettitudine per uno sviluppo sano e integrale del territorio.

E’ necessario custodire i beni comuni difendendoli dalla violenza mafiosa.
Da una terra ferita come la Piana di Gioia Tauro si deve alzare un grido forte che chieda una riconversione ecologica dell’economia capace di saldare la cura della terra e la salute delle donne e degli uomini che la abitano con lo sviluppo economico di un Mezzogiorno che vive sempre più povertà sociali e morali

Giuseppe Politanò

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