21 MARZO – GIORNATA NAZIONALE DELLA MEMORIA E DELL’IMPEGNO IN RICORDO DELLE VITTIME INNOCENTI DELLE MAFIE – di Giuseppe Politanò

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21 MARZO – GIORNATA NAZIONALE DELLA MEMORIA E DELL’IMPEGNO IN RICORDO DELLE VITTIME INNOCENTI DELLE MAFIE – di Giuseppe Politanò

Tra poco saremo in decine di piazze, con Libera e con i familiari delle vittime innocenti delle mafie.
Cammineremo abbracciati a loro per fare memoria di quelle vite spezzate e per dirci, ancora una volta, che il miglior modo per ricordarli è impegnarci.

Ascolteremo i loro nomi, uno per uno, e per trasposizione vedremo i loro volti e i volti di chi in questi anni ha testimoniato quel dolore per far germogliare speranze di giustizia e cambiamento.

Le mafie e la corruzione sono il problema del nostro Paese, hanno umiliato la dignità di tante e tanti e hanno costretto i nostri territori al collasso economico e sociale.
La cultura criminale e mafiosa ha calpestato le libertà individuali e collettive degli esseri umani.

È necessario, dunque, valorizzare il potere culturale delle esperienze positive, delle buone pratiche, contro i segni sempre più devastanti del potere criminale e mafioso. Bisogna farlo nel modo giusto: attraverso la consapevolezza dei propri limiti, perché il “noi” è la chiave del cambiamento e “noi” significa sapere che senza gli altri non si va da nessuna parte.
Una “pedagogia narrativa” deve condurre pertanto alla scoperta di percorsi collettivi, fatti da ragazze e ragazzi che in questo Paese si stanno spendendo con grande umiltà per far emergere le tante cose positive.
La narrazione deve aiutare a far emergere e a rappresentare questo autentico “noi” dove si accantonano i più insidiosi egoismi e individualismi, e si lascia da parte ogni personalismo.

Gli altri devono essere la bussola del nostro agire. Povertà e arretratezza, nelle quali spesso affondano gli altri, rappresentano il terreno fertile sul quale le mafie costruiscono il loro consenso, facendo passare quelli che sono i nostri diritti come favori.
Il tema sta tutto lì: rivendicare e ottenere i diritti!

Per contrastare le mafie ripartiamo da relazioni nuove, da strumenti collaborativi in grado di generare fiducia tra le persone, perché la solitudine dilata la paura e la sofferenza. Mettiamo al centro la vita delle persone andando a cercare l’altro senza aspettarlo.

Il contrasto alle mafie passa necessariamente da tutto ciò. Passa dall’unire cioè l’etica con l’estetica, l’agire morale fondato sulla giustizia sociale con la sua “convincente” narrazione, che sappia valorizzare esperienze belle e di riscatto che ci fanno ancora credere che siamo un Paese migliore.

Giuseppe Politanò

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