L’Orso Polare e la biodiversità che i cambiamenti climatici pongono sempre più a rischio estinzione

 > FUTURO ECOLOGICO  > Ambiente  > L’Orso Polare e la biodiversità che i cambiamenti climatici pongono sempre più a rischio estinzione
orsi_polari_cover

L’Orso Polare e la biodiversità che i cambiamenti climatici pongono sempre più a rischio estinzione

Nel novembre scorso il fotografo Lars Ostenfeld, dopo 12 anni dai suoi primi scatti, è tornato a visitare la baia di Hudson, in Canada, nota da sempre come la capitale degli orsi polari. Inutile sottolineare il suo stupore quando arrivato nella splendida area ha scoperto come ormai la neve fosse solo un suo vecchio scatto fotografico o un immagine lontana impressa nei suoi ricordi.

Perché Lars aveva vissuto sulla sua pelle i -20°C dell’area completamente bianca e non poteva immaginare che in solo un decennio la temperatura della zona salisse a ben 2° (con una temperatura aumentata mediamente di ben 3°C nella baia) e il paesaggio divenisse totalmente “green and brown” e con il 20% degli orsi polari in meno rispetto alla popolazione di solo 30 anni fa.

Ma ormai è così. L’innalzamento delle temperature globali sta conducendo non proprio lentamente ad una inesorabile scomparsa di vastissimi ghiacci perenni, con l’effetto di causare uno sconvolgimento non solo paesaggistico ma anche eco-sistemico della flora e fauna locale delle zone artiche.

Solo pochi giorni fa la Polar Bear International ha indetto la giornata internazionale dell’Orso Polare, uno tra i simboli più famosi del movimento ecologista mondiale, per sensibilizzare i Governi a livello planetario sulla situazione drammatica che vive perennemente questo splendido animale, troppo spesso trovato denutrito e alla ricerca di cibo tra i rifiuti umani, e di cui troppo spesso dimentichiamo il rischio estinzione (che gli esperti calcolano a fine secolo) a causa dei cambiamenti climatici in corso. Il suo habitat, le sue abitudini, il suo regime alimentare (foche e pesci che sente e attende pazientemente sbucare da sotto il ghiaccio), è cambiato troppo rapidamente rispetto alla sua capacità di adattamento al territorio circostante. L’Orso polare viveva nel freddo dei ghiacci mentre ora è sempre più presente nella terra ferma spinto dalla fame anche in territori abitati dall’essere umano.

Ovviamente la situazione che vive il grande mammifero bianco non è isolata alla sua sola specie. Il bracconaggio alla ricerca di elementi considerati preziosi (come l’avorio) e l’aumento delle temperature mondiali del nostro presente metteranno sempre più in pericolo la meravigliosa biodiversità che custodisce il nostro Pianeta. Già con l’aumento di 1°C molti organismi e microrganismi non saranno in grado di adattarsi e di resistere in vita a lungo.

Nel solo 2016 gli studiosi temono che specie quali il gorilla di montagna, la tigre siberiana, l’orango e l’elefante di Sumatra, il leopardo di Amur, la Vaquita, il rinoceronte di Giava, potrebbero scomparire per sempre dal nostro Pianeta. Tra loro anche il famoso lemure tra i protagonisti del celebre cartone della Dreamworks “Madagascar”.

Spesso ci dimentichiamo dei limiti del nostro Pianeta e che non siamo i soli ad abitarlo. Ce ne dimentichiamo quando parliamo di sviluppo, di crescita, ma ce ne dimentichiamo anche quando consumiamo, produciamo, gettiamo rifiuti, quando costruiamo impermeabilizzando larghe distese di suolo, deforestando. Ce ne dimentichiamo probabilmente anche perché essendo la specie dominante abbiamo ancora una forza tale di adattamento che ci consente ancora di non preoccuparci di cosa succeda alle altre. Intanto però il mondo sta cambiando, probabilmente sforeremo molto presto anche i limiti dei 2°C e delle 450ppm di Co2 in atmosfera che gli scienziati intimano essere “di non ritorno”, e questo anche perché i nostri “polmoni verdi”, le nostre grandi foreste, che consentono il riassorbimento dei gas effetto serra, stanno sempre più diminuendo.

Per questo come esseri umani, come principale causa degli stravolgimenti climatici in corso, dovremmo invece assumerci l’onere di preoccuparci di tutto e tutti, dovremmo assumerci responsabilmente la difesa della natura quale patrimonio collettivo, con la coscienza sempre più marcata di esser parte dell’ecosistema che ci circonda. Per questo dovremmo rinnovare l’armonia con il nostro Pianeta. Per questo dovremmo creare sempre più parchi e aree protette.

Continuare la lotta ecologista oggi non può che significare l’impegno collettivo a smuovere i Governi, le Istituzioni, le Organizzazioni internazionali, partendo dalle grandi e piccole associazioni fino ai singoli cittadini, affinché non a causa nostra, del nostro sfruttamento sconsiderato, scompaiano altre specie che rendono con la loro bellezza ed esistenza il nostro Pianeta unico nel suo genere.

user-gravatar
Antonio Castrofino
No Comments

Post a Comment

Comment
Name
Email
Website