E’ ora di dire Basta. Liberiamoci dagli OGM.

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E’ ora di dire Basta. Liberiamoci dagli OGM.

Ci risiamo, quella che si pensava fosse ormai una pagina chiusa ed archiviata rischia di riaprirsi all’improvviso. Parliamo di Ogm e del fatto che il 9 di Aprile il Tar del Lazio dovrà pronunciarsi sul ricorso di un agricoltore che ha seminato, sfidando nel 2010 il vuoto normativo, il mais Mon810, della Monsanto. Una sentenza che potrebbe riaprire lo scontro sulla legittimità della coltivazione Ogm in Italia fermata da un decreto interministeriale tra i ministeri di salute, agricoltura e ambiente nel Luglio del 2013. Cos’è il Mon810? Non è altro che un evento transgenico che all’interno del genoma del mais ha iniettato una tossina (Cry 1Ab ) in grado di uccidere i parassiti della pianta e quindi tendenzialmente di non subire consistenti perdite di raccolto. Il ragionamento ecologico però dimostra che questo è vero in parte e soprattutto può avvenire esclusivamente a danno dell’ambiente circostante inondandolo di una tossina attiva sempre e non solo quando e se l’infestazione è in corso. Questa tossina rischia di colpire soprattutto specie utili all’ecosistema come i predatori degli stessi insetti infestanti e alterare definitivamente il delicato equilibrio naturale.

L’iter autorizzativo di questo mais, come ci ricorda Greenpeace in un approfondimento sul Mon810 del 2013, è iniziato nel 1998 e con il passare degli anni ha avuto un rinnovo delle autorizzazioni con un parere favorevole della EFSA, l’autorità europea per la sicurezza alimentare che però nel 2010 sulla valutazione di un altro mais, il mais Bt11, con  problematiche assolutamente simili a quelle del Mon810 ha confermato l’allarme delle associazioni ambientaliste e degli agricoltori. In sostanza l’EFSA nota sul Bt11:

– l’insorgenza di resistenza alla tossina Cry1Ab nelle specie bersaglio (con la conseguenza di un maggior uso di pesticidi e quindi con un impatto ambientale non irrilevante)

– la riduzione di specie di farfalle che non solo non sono parassiti del mais, ma sono anche, in alcuni casi, specie protette: queste farfalle (o meglio i loro bruchi) sono esposti al polline “contaminato” dalla tossina Bt che si deposita sulle piante che le ospitano.

Due mais simili, due valutazioni di rischio abbastanza diverse.

 

Sul piano politico si è mosso molto negli ultimi giorni, la regione Friuli Venezia Giulia ha approvato la legge d’iniziativa della Giunta che detta regole «di carattere urgente e temporaneo» in materia di Ogm. In pratica uno stop di 12 mesi che si propone di impedire la prossima semina anche nel caso in cui alcuni imprenditori agricoli del Friuli Venezia Giulia dovessero vincere il ricorso, presentato al Tar del Lazio contro il decreto interministeriale che ha vietato a tutto il 2014 la coltivazione in Italia del mais Ogm “Mon810”.

 

Non solo questi provvedimenti istituzionali, contro gli OGM da mesi si muovono con forza, rabbia e determinazione anche i movimenti dai centri sociali del nord, dell’Emilia e delle Marche alle associazioni e singoli contadini e contadine per un’altra agricoltura. Il primo appuntamento è stato sotto la sede dell’EFSA a Parma finito con una forte repressione da parte delle forze dell’ordine nei confronti dei manifestanti. Nei giorni scorsi i movimenti hanno continuato nell’azione di protesta seminando a Vivaro i campi che dovranno accogliere il Mon810 con la Canapa.

 

Da questi momenti di conflitto vogliamo partire per riaprire una riflessione ampia e un fronte largo di opposizione all’irruzione degli ogm nella nostra agricoltura e nel tessuto vivo dei nostri territori. I nostri modelli rimangono radicalmente alternativi e antagonisti alla macchina economica dei produttori di Ogm, immaginiamo e realizziamo nei progetti che attraversano tutta Italia, dalla Terra Trema alle Eno-dissidenze, un’agricoltura che non è elemento residuale di una società passata ma sostanza innovativa e creativa di un’economia presente e futura fatta con i saperi e con le mani, che si riappropria dei casolari ora abbandonati così come dei ritagli di terra delle metropoli cementificate.

 

Questo è solo l’inizio, i movimenti e le associazioni incrementeranno le lotte per non permettere che le multinazionali degli Ogm riescano a insidiare e invadere i nostri terreni. Faremo in modo che anche l’appuntamento di Expo2015 con tema l’alimentazione non diventi un ottimo pretesto per giustificare chi devasta e fa profitto indiscriminato su terreni già sofferenti ne legittimeremo queste tecniche agricole che mettono a rischio il diritto alla salute e la tutela dell’equilibrio naturale.

 

Contro gli Ogm si moltiplicheranno le giornate di mobilitazione, verso e oltre la sentenza del Tar del Lazio del 9 aprile per continuare a credere nell’agricoltura contadina, naturale e biologica libera da prodotti che non si limitano solo ad essere manipolati e snaturati, ma creano una preoccupante tendenza economica che renderebbe il modello OGM l’unico modello agricolo industriale, cancellando le biodiversità, e con esse il principio stesso di sovranità alimentare.

 

Cesare Roseti

Fabio Bertoni

 

AltraAgorà – Rete Tilt

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