IL RUOLO POLITICO DELLA FRATERNITÀ

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IL RUOLO POLITICO DELLA FRATERNITÀ

La politica moderna ha il suo luogo d’origine storico nel 1789, data che ricorda la vittoria della Rivoluzione Francese e l’inizio della decadenza in occidente dei regimi fondati sulla monarchia assoluta. Dalla conseguente elezione francese dell’Assemblea Nazionale Costituente nel 1790-91, e poi dell’Assemblea legislativa del 1791 e della Convenzione Nazionale 1792, in base alle diverse interpretazioni dei tre ideali fondanti della Rivoluzione: Libertà, Eguaglianza e Fraternità, si formano i due schieramenti che, a seconda della posizione che occupano in aula rispetto al seggio del presidente dell’Assemblea, prendono il nome di Destra e Sinistra. Non si può affermare categoricamente che gli uni erano contro e gli altri a favore del cambiamento, perché tutti erano rivoluzionari; quindi, il dibattito era centrato sul come adattare quei tre valori ideali alla realtà storica. La destra rappresentava gli interessi della borghesia e la sinistra quelli delle masse popolari. La destra privilegiava l’ideale della libertà, interpretandolo specificamente con il concetto della libera proprietà e il libero scambio commerciale, in questo modo essa si poneva come portavoce dell’individualismo e delle diversità economiche. La sinistra invece., alla base dell’ideale di libertà poneva quello dell’eguaglianza, perché con la diversità economica automaticamente nasce l’oppressione dei più deboli operata dai più forti, e in un mondo dove permane e si inasprisce sempre più la dualità e tra oppressi ed oppressori non può esserci libertà. Quindi essa si proponeva come promotrice del collettivismo di massa e della pianificazione economica giustificando ciò con la convinzione che gli esseri umani nascono tutti uguali. Ma con questa teoria socioeconomica la sinistra rischiava di annullare ogni libertà d’iniziativa personale di produzione economica.

Analizzando bene la nascita dei due maggiori schieramenti opposti nella politica moderna, abbiamo notato che l’ideale della fraternità, è stato escluso quasi totalmente dalla scena politica; infatti quest’ideale, o è stato pensato solo in un’ottica di etica prettamente personale ed interpersonale, il quale non poteva avere alcun ruolo politico, oppure è stato concretizzato dai due schieramenti in modo molto riduttivo. Nel senso che la fraternità veniva considerata (un po’ viene fatto ancora oggi) una categoria che, da un lato unisce sotto un “padre” o una “madre” che non tollera assolutamente l’esistenza delle diversità tra i fratelli, e dall’altro esclude, vedendo tutti quelli che non si riconoscono in determinati schemi, come dei nemici da distruggere. Essa è stata ritenuta addirittura pericolosa, proprio per il fatto che questa categoria è stata molte volte utilizzata per assolutizzare il proprio schieramento politico e demonizzare quello avversario, anche con lo scopo di annientarlo. Infatti questo modo d’interpretare la fraternità ha generato, lungo tutto l’arco della storia, non solo occidentale, dai primordi della nostra civiltà fino ad oggi, molte forme d’intolleranza assoluta verso il “Diverso”, come ad esempio, la Teocrazia e la caccia alle streghe od agli eretici, il regime della ghigliottina ed il conseguente Terrore, il Nazionalsocialismo ed Auschwitz, il Comunismo e l’impero sovietico, il Fondamentalismo islamico e la guerra santa, il Capitalismo ed il Neoliberismo cause dello sfruttamento dei paesi del Sud del mondo operato da quelli del Nord, così come sono cause di tanti altri sfruttamenti delle giovani generazioni ed in generale di tutti i soggetti più deboli all’interno di ogni Paese. Qui possiamo notare che questi eventi appena citati sono nati da questo falso concetto politico di fraternità, perché la vera fraternità non esclude e non opprime. Essa non è integralista, non è totalitaria, non è violenta, non è oppressiva, non deve essere solo una categoria maschile, ma deve includere in sé anche la sororità, e soprattutto non è dialettica, ma dialogica.

Se si vuole dare un ruolo politico alla vera fraternità, si deve liberare la politica dalla dialettica, perché quest’ultima inasprisce il conflitto tra i due opposti, lo rende polemico e distruttivo, puntando al superamento dell’opposizione tra la tesi e l’antitesi in una sintesi, la quale sintesi non è un felice accordo tra le parti in lotta, ma è una violenta riaffermazione di una delle due che rinnovatasi a causa della vittoria nello scontro sembra non essere più quella di prima. Infatti questo è il sistema della dialettica hegeliana che si può anche leggere come la massima teorizzazione di ogni politica totalitaria.

Nella situazione politica attuale concretizzare l’ideale della fraternità, non significa affatto che obbligatoriamente si debba creare un mondo nel quale tutti amino tutti, ma basterebbe evitare che ci siano violenze ed esclusioni, e lo strumento del dibattito politico tra una destra ed una sinistra, che si impegnano ad essere democratiche, è il dialogo, attraverso il quale i due opposti si rispettano come avversari e non come nemici da annichilire. Nel dibattito dialogico l’avversario deve essere prima rispettato e considerato nella sua natura di avversario, quindi non sono ammissibili le larghe intese, perché con le larghe intese prima si nega all’avversario il diritto ad essere tale, e poi perché non si può stare allo stesso tempo con gli oppressi e con gli oppressori. Ovviamente per la dialogia (e non per la dialettica) ognuno è compagno di strada dell’altro nella ricerca del benessere di tutti, perché che in ciascuna e ciascuno di noi c’è un frammento di Verità (anche nel nostro più acerrimo avversario), questo frammento può essere solo scoperto attraverso un profondo ascolto reciproco. Per questo motivo chi opera violenza ed esclusione si allontana dalla Verità e quindi del benessere dell’intera umanità, per il semplice fatto che esclude quei frammenti compongono il grande mosaico della Verità che tutti cerchiamo: non si può aspirare al Vero benessere di tutti escludendo dal dibattito dialogico alcuni.

Questa è la vera fraternità attuabile concretamente, quella fraternità che non esclude, e che esclude solo l’esclusione.

Questa fraternità non ha il suo ruolo politico soltanto nel Palazzo del Parlamento o nei rapporti tra i vari partiti, ma è indispensabile in tutta la società civile e ci chiama a pensare la politica non solo in termini locali, ma anche mondiali, perché oggi ad essere esclusi non sono più, ad esempio, solo gli ebrei, i palestinesi, le persone con disabilità, i gay, i precari del mondo del lavoro, i disoccupati, ecc, ma è esclusa molto più dell’80% della popolazione mondiale impoverita dalla nostra crudele ideologia neoliberista, dagli interessi bancari, dalla grande finanza globale, e dall’inquinamento della superficie del globo terrestre.

La progressiva concretizzazione di quest’ideale in politica non è solo un’utopia , anzi essa è già in cammino, basta pensare alla carta della dichiarazione universale dei diritti umani o a molti movimenti sorti spontaneamente, come i movimenti di solidarietà, i movimenti per la pace, i movimenti di cooperazione internazionale, i movimenti ecologisti, il movimento mondiale delle donne e tanti altri. Sono proprio loro ad insegnarci che in politica è necessario privilegiare l’ideale della fraternità, per dare senso democratico agli ideali di libertà ed eguaglianza. 

 

Nicola Laezza

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