Un murales per ricordare le vittime della mafia

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Un murales per ricordare le vittime della mafia

L’associazione AddioPizzo ha da poco tempo inaugurato a Catania , la mia città ,  un grande murales in cui sono raffigurati i volti più rappresentativi dell’antimafia catanese accanto quelli di Paolo Borsellino e della sua scorta , morti nella strage di Via d’Amelio il 19 luglio del 1992. I morti di mafia catanesi raffigurati nel grande murales , che si trova in una della pareti esterne del carcere di Piazza Lanza , sono: Alfredo Agosta , Beppe Montana , Giuseppe Fava , Libero Grassi , Giovanni Lizzio , Luigi Bodenza e Serafino Famà , tutti morti con l’unica colpa di aver compiuto il proprio dovere di cittadino libero.

Il movimento di AddioPizzo che ha promosso questa bellissima iniziativa è una delle numerose associazioni che oggi lavorano sul territorio siciliano e non solo, per  sensibilizzare l’opinione pubblica verso la cultura antimafia .

AddioPizzo nasce nell’estate del 2004 a Palermo , facendosi conoscere con il motto : “Un intero popolo che paga il pizzo , è un popolo senza dignità” . Dal momento della sua nascita inoltre , AddioPizzo promuove lo strumento del “consumo critico AddioPizzo” , una lista lunghissima e che si accresce sempre di più di locali , aziende , punti ristoro e botteghe che hanno scelto di non sottostare all’estorsione del pizzo e dove il consumatore viene invitato a comprare .

Ho preso spunto da questa iniziativa comparsa nella mia città per raccontare ai visitatori di TILT! come siano forti e diffuse le iniziative antimafia siciliane , che partono proprio dai giovani come me e dai miei  coetanei . Parlando con amici , conoscenti e compagni di scuola , mi sono accorto di quanto realmente sia radicata nei giovani siciliani la forte indignazione nei confronti della cultura mafiosa e della criminalità ai vari livelli. Uno dei sentimenti comuni di cui io stesso mi faccio portavoce , è la rabbia , la rabbia che ci assale quando noi, gente onesta, vediamo la nostra bellissima terra infangata e oppressa da un cancro che sembra quasi imbattibile perchè vive sul silenzio e sull’ ignoranza colpevole di molte persone , che spesso senza neanche accorgersene incentivano il traffico mafioso . Oggi Catania è una città dove la mafia è presente in molti punti vitali: dal mercato del pesce a quello degli ambulanti del centro storico , dai parcheggiatori abusivi al continuo e dannoso traffico di droga nei quartieri popolari, fino ad arrivare a una parte della politica che non si rifiuta di baciare e stringere mani sporche pur di essere favorita durante le varie campagne elettorali .

Tutti , giovani compresi , conoscono gli affari della mafia e i dannosi effetti che hanno sul territorio . Anche se in maniera non diretta , tutti noi conviviamo con la mafia giornalmente e siamo testimoni del fatto che, sul territorio siciliano spesso è la mafia a sostituire il potere di uno Stato che appare debole e che fatica a prendere decisioni radicali su come fermare i risaputi traffici illeciti . Io stesso credo che sia importante al giorno d’oggi , contribuire in maniera attiva per cercare di compensare quello che lo Stato , per ragioni che spesso sfociano persino nella sudditanza , non riesce o non vuole fare . E’ per questo che gran parte dei giovani siciliani crede sia essenziale impegnarsi in campagne antimafia , per  far sentire  a quella parte di falsi ed ipocriti siciliani , che la vera Sicilia è quella che vuole estirpare la criminalità organizzata , e non incentivarne lo sviluppo . Facendo parte di questa nuova generazione siciliana , mi sento fiducioso di poter un giorno , insieme ai miei coetanei , trasmettere i valori della legalità e della giustizia alle  future generazioni , per cercare di restringere sempre di più quella parte di cittadini che usa la criminalità  per raggiungere i propri scopi . Ad aiutarci in questo ci sono molte associazioni di cittadini onesti  che vogliono liberare la propria terra. AddioPizzo è una di queste.

“Come tutti i fenomeni umani  la mafia, così come ha avuto un inizio, dovrà avere anche una fine” .

 

 

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