QUERELATECI ORA. QUERELATECI TUTTI

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QUERELATECI ORA. QUERELATECI TUTTI

Ci sono storie che non si possono dimenticare, ci sono storie che ogni cittadino di questo Paese dovrebbe conoscere, ci sono storie che non sembrano mai finire e ci sono dolori che dovrebbero essere rispettati e che invece non lo sono mai.

C’è la storia di Federico Aldrovandi, diciottenne di Ferrara, che nel 2005 venne ucciso da 4 assassini in divisa di nome Enzo Pontani, Luca Pollastri, Monica Segatto, Paolo Forlani che, dopo essere stati condannati a 4 anni, di cui hanno scontato solo 6 mesi, tra qualche giorno, verranno reintegrati e torneranno a svolgere il loro lavoro di poliziotti, esattamente come facevano prima, prima di massacrare di botte un giovane incensurato con tutta la vita davanti. C’è la storia dei suoi familiari che hanno combattuto con le unghie e con i denti perchè la verità venisse fuori. C’è la storia di una madre che, una mattina, guardando fuori dalla finestra del luogo dove lavora, si ritrovò a guardare la scena di un sindacato di polizia di nome COISP, che manifestava a favore degli assassini di suo figlio proprio sotto i suoi occhi. C’è la storia di una madre che scese in strada con la foto del figlio morto, steso su un lettino da autopsia, con tutta la dignità di chi il dolore se l’è vissuto combattendo per la verità, perchè la verità è una sola e sta nei lividi sul corpo massacrato di Federico, sta nei manganelli spezzati sul suo corpo, sta in quel lenzuolo intriso di sangue dietro la sua testa.

C’è la storia di Stefano Cucchi, giovane trentunenne romano, morto all’ospedale Sandro Pertini, una settimana dopo il suo arresto a causa del possesso di 21 grammi di hashish. Morì che pesava 37 kg, riportava i seguenti traumi al momento della morte: lesioni ed ecchimosi alle gambe, al viso (inclusa una frattura della mascella), all’addome (inclusa un’emorragia alla vescica) e al torace (incluse due fratture alla colonna vertebrale). C’è la storia di una famiglia che viene a sapere della morte del ragazzo al momento della richiesta di autorizzazione di autopsia notificata dall’ufficiale giudiziario. C’è la storia di una sorella che ha lottato dal giorno della morte del fratello, affinché la verità venisse a galla e che, qualche giorno fa, è stata querelata dal COISP per aver diffamato il corpo di Polizia, chiedendo semplicemente giustizia. Per la morte di Stefano, c’è la storia che ad oggi, non esiste colpevole, secondo la magistratura.

C’è la storia Giuseppe Uva di Varese, 43 anni, incensurato, fermato e portato in caserma dai carabinieri, nel 2008, perchè ubriaco e trattenuto lì per alcune ore, a seguito delle quali, morì per arresto cardiaco. Sul corpo di Giuseppe Uva, oltre a diverse ecchimosi, c’erano i segni di violenze sessuali perpetrate a suo carico. C’è la storia di Giuseppe Uva, c’è un PM che ancora non apre un’ indagine, anche per lui ancora non esiste colpevole. C’è la storia di Lucia Uva, sorella di Giuseppe, che da sei anni cerca la verità, che da sei anni chiede che venga aperta un’indagine, che, pochi giorni fa, è stata querelata dal COISP per questo. C’è la storia di Michele Ferulli, 51 anni, deceduto dopo l’intervento di una volante il 30 giugno del 2012. Esiste un video in cui si documenta tutto il pestaggio messo in atto da quatto agenti, che sono oggi imputati per omicidio colposo, a carico di Michele. C’è la storia di un processo in cui nessuno parla, in cui i testimoni cambiano versione una volta in aula. C’è la storia di una figlia, Domenica Ferulli, che invoca verità e giustizia per suo padre e che per questo, anch’essa è stata querelata dal COISP.

Ci sono tante altre storie troppo simili a queste dietro le quali si trovano volti, vite, dolori e familiari e che vorremmo raccontare tutte.

Quello che vorremmo dire oggi al COISP è che anche noi tutti chiediamo giustizia e verità per queste morti, che ci sentiamo di definire di Stato. Anche noi ci sentiamo di rifiutare che degli assassini tornino a vestire le loro divise sporche del sangue di un ragazzo che poteva essere chiunque di noi. Anche noi ci rifiutiamo di smettere di cercare verità e giustizia per Stefano Cucchi, Giuseppe Uva, Michele Ferulli e per tutti gli altri. Anche noi vogliamo che chi ha sbagliato, paghi e che lo faccia nel modo e nei tempi giusti. Anche noi vorremmo che la legge fosse uguale per tutti. Anche noi stiamo dalla parte di Federico, Stefano, Giuseppe, Michele e di tutti gli altri…SEMPRE: quindi QUERELATECI ORA, QUERELATECI TUTTI.

Noi da qui non ci spostiamo.

 

Irene Marinucci (TILT! Tivoli, Liberatutti)

www.tivoliliberatutti.it

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