La mamma di una generazione

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La mamma di una generazione

«Ho parlato di Lucia non permettere in piazza un fatto privato. Ho voluto denunciare soltanto la solitudine di questi ragazzi. Di lei continuo a dire che era bella come il sole e che quel volo liberatorio non ha scalfito la sua intelligenza», scrive la mamma di Lucia O., che oggi diventa la mamma d’Italia, la mamma di una generazione, a cui trent’anni di scelte sbagliate hanno impedito il futuro. Una lettera piena di dignità e lontana dai soliti vittimismi in cui spesso le cronache inquadrano le nostre storie, le storie dei figli e delle figlie di chi delle responsabilità non sa prendersele.

E per noi oggi sarebbe importante. Come lo è la lettera di questa mamma, che legge il gesto estremo di sua figlia con una lucidità disarmante, che ci convince ancora di più della necessità di lottare per riprenderci dei diritti che sono nostri, delle persone vere, in carne ed ossa e che una politica sempre più distante tenta di relegare nel privato.

Siamo soli, come dice giustamente la lettera, non perché non abbiamo familiari e amici vicini, ma siamo soli in questa società. Siamo soli perché dividerci, frammentarci, nel mondo del lavoro come nella vita è funzionale al mantenimento dello status quo, alla conservazione di privilegi, che in un paese gerontocratico e maschile come il nostro equivalgono all’esclusione sociale di sempre più giovani e di sempre più giovani donne. È vero ci hanno insegnato che il diritto all’esistenza è una gentile concessione e via via ci hanno abituati a chiedere per “favore” ciò che avremmo dovuto pretendere per “diritto”. Bene, è arrivato il momento di dire basta, facciamolo per noi ma soprattutto per quelli che verranno dopo di noi, per la figlia di Lucia, non per sua madre. Convinciamoci che siamo tutti indispensabili per ribaltare questo modello assurdo che mette al centro il valore dei mercati, delle banche, delle corporazioni, delle mafie, e che ad esse china il capo. Non facciamoci insegnare più nulla dai nostri genitori, nemmeno dalla mamma di Lucia. Noi lo sappiamo cosa vogliamo: ritroviamoci per  «sperare in un domani migliore, un domani sereno, che possa esistere se stiamo insieme nonostante spesso io abbia l’impressione che questo mondo stia andando a rotoli», come scriveva Lucia nelle ultime righe della dedica della sua tesi di laurea.

Ripartiamo da qui, da questa terra bellissima e insanguinata, ripartiamo dalla nostra generazione. Ripartiamo dalla pretesa di diritti, innanzitutto quello alla libertà, all’autodeterminazione, alla liberazione dai ricatti a cui siamo spesso sottoposti. Incontriamoci, parliamo delle forme e degli strumenti più utili, ma soprattutto non sentiamoci soli, abbattiamo i muri e le diffidenze tra di noi, facciamo TILT. Con questo nome più di mille ragazzi e ragazze qualche mese fa hanno costituito un’associazione, per fare una battaglia insieme e riprendersi il giro. Pensiamo che per ridare speranza e valore al lavoro, sia necessario partire dall’Europa e dal reddito minimo garantito, misura che assicurerebbe libertà innanzitutto e autonomia nelle scelte, dalla Calabria e da noi, quelli come Lucia. Invitiamo le mamme e i papà a essere dalla nostra parte, a darci ascolto e fiducia. Non vogliamo fuggire, ma restare per cambiare, perché siamo la “meglio gioventù”.

fonte “Il quotidiano della Calabria” 20 aprile 2012, pag.18

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