La differenza tra me e te. Renzi, la sinistra conosce anche Tiziano Ferro

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La differenza tra me e te. Renzi, la sinistra conosce anche Tiziano Ferro

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Sì, è proprio questo il punto, quello in questa foto. La differenza tra una sinistra che fa la destra e una sinistra che reclama diritti, reddito minimo, welfare. La differenza che c’è tra lo stare dentro uno pseudo lounge bar per chi ha i soldi, e una piazza gremita di persone che ogni giorno, umilmente, lavorano e sì, producono, per la bella Italia. Molto spesso a costo zero. La differenza tra una sfilata di camice bianche, inamidate e appena uscite dall’ultimo atelier di grido, e magliette che puzzano di sogni, idee, voglia di vivere dignitosamente.

Sono queste le differenze che segnano il fallimento di Renzi. Chiaramente non un fallimento di consenso (ancora), ma della filosofia stessa del renzismo, quella che l’ha portato ai vertici. E adesso ci si accorge della distanza che intercorre tra governare perché si è l’alternativa (a una politica stantia, vecchia, ingombrante) e governare perché non c’è un’alternativa (la mancanza ad oggi di una sinistra forte, sperata, incarnata). E si svelano tutte le lacune della seconda. E’ il fallimento del cambiamento che Renzi ha sempre sostenuto e ha ammainato come scettro sulle teste delle primarie. Ma non è riuscito, perché non ha prodotto alcun mutamento nel campo del centrosinistra se non quello di diventare centrodestra, con tutto il suo pacchetto di riforme neoliberiste.

Il renzismo non ha aperto nessuno spazio di partecipazione, anzi, ha soppresso spazi di democrazia importanti, come la discussione parlamentare. Non ha rottamato nessuno. Renzi, re della rottamazione è diventato re della sostituzione. Ha sostituito D’Alema con Sacconi, Bersani con Alfano, e i giovani, compresi i suoi ministri, ridotti a mero staff, o claque. La Leopolda, da fucina di idee, è diventata centro di gestione del potere.

Viene da dire che anche a me, all’inizio, aveva affascinato l’idea dei tavoli delle proposte, della creatività, l’atmosfera piena di nuovi progetti. Pur stando da un’altra parte, non m’aspettavo certo che un giorno chi stava lì si sarebbe ridotto a decimare i numeri di una piazza stracolma, per non far brutta figura. Come le peggiori uscite delle questure, quando dicono che ad una manifestazione si è in 100.000 quando invece si è un milione. E’ proprio così che Renzi non sa trovare un volto alla modernità, che non sia quello incravattato di un finanziere di successo.

Credo invece cha la modernità abbia un volto anche a sinistra. Non quello di una Cgil che stenta a trovare l’interpretazione giusta dei lavoratori di oggi, ma che a dire il vero sabato ci ha provato e pure alla grande, ma quello che dice che in questo Paese c’è bisogno di uno strumento moderno, come il reddito minimo garantito. Uno strumento anticiclico che riuscirebbe a cambiare la vita delle persone, restituendogli l’opportunità di scegliere il proprio futuro.

Gli avanzamenti di una società si producono estendendo i diritti. Visto che a Renzi piace sempre citare i nomi dei grandi, si ricordi di Abram Lincoln. Pensare alla precarietà significa pensare a chi è schiavo dei ricatti del lavoro, di quei contratti che non ti permettono di rivendicare alcun diritto altrimenti vieni licenziato, e che questo governo lascia intatti. Si ricordi, visto l’amore per i dispositivi Apple, che, nella piazza di sabato, non c’erano per nulla solo “nonni e studenti”, tanto meno “piagnoni” e men che mai “gufi”, ma c’erano gli “hungry” e i “foolish” di una moderna società. La differenza tra queste due foto, caro Renzi, è la differenza tra noi e te.

Giulia Ragonese

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