Investire sui giovani: intervista a Vito Ballarino

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Investire sui giovani: intervista a Vito Ballarino

”Investiamo sui giovani”. E’ questo lo slogan di chi crede vivamente che sia investire sulle giovani generazioni la chiave di volta per dar vita ad un nuovo senso di comunità capace di far crescere la propria città.  Questo dialogo è tratto da una chiacchierata fatta con un giovane 23enne andriese, Vito Ballarino, che nonostante la tenera età, vanta un curriculum del tutto rispettabile. Attualmente iscritto alla Facoltà di Scienze della Comunicazione a Bologna, nel 2006-2007 ha realizzato ‘Visuoni’, installazione d’arte contemporanea; nel 2008 ha vinto il bando ‘Principi Attivi’ con cui ha realizzato ‘Visuoni Festival’ di cui è stato direttore artistico, progetto dedicato alla musica e all’arte sperimentale. Nel 2009 fonda l’associazione culturale ‘Ulisse’ e nel 2010 è stato l’organizzatore di due edizioni di ‘Racconti per un’Andria migliore’. Vito ha anche collaborato al ‘Festival Internazionale Castel dei Mondi’ ed è stato amministratore della società di organizzazione di eventi ‘Di arte in arte’.


Vito, il tuo curriculum vanta una partecipazione attiva e del tutto stimabile in ambito culturale e sociale. Potresti essere definito quasi un’eccezione. Come vedi, invece, la partecipazione sociale, culturale e politica dei giovani all’interno della città di Andria? ”Innanzitutto non mi ritengo affatto un’eccezione. Credo che questa città sia caratterizzata dalla presenza di molte personalità interessanti che sentono il bisogno di esprimersi. Non è vero che i giovani sono disattenti e disinteressati, la verità è che c’è sempre troppo poco spazio che permetta loro di esprimersi, ovunque, anche nella città di Andria. Troppe volte la nostra generazione è vissuta come un vero e proprio peso. Viene fatta spesso della retorica; continuamente viene detto che i giovani sono il futuro. I giovani sono il futuro ma sono soprattutto il presente. Se non vengono creati degli spazi comuni di espressione in cui sviluppare anche delle competenze, i giovani inevitabilmente diventano una cartolina illustrata. Se non viene creato attorno a loro un modello di società basato sull’idea di cooperazione e condivisione, è inevitabile che nasca un disinteresse generale. Non sento di attribuire la colpa alla mia generazione perché il disinteresse ha radici profonde su cui dobbiamo interrogarci. Abbiamo tantissimi giovani interessati come chi si impegna nei progetti o nelle associazioni. Manca una programmazione che dia loro la possibilità di diventare partecipi pienamente. Spesso manca la possibilità di avere un’occasione.”
Credi anche tu,come tanti, che i giovani andriesi abbiano una visione rovesciata della vita, preferendo la ricchezza estetica a quella umana e intellettuale?” Il problema è di come si è trasformata l’idea di società. Per anni ci siamo convinti che il denaro dovesse essere il punto di vista da cui guardare il mondo, la chiave di lettura per il nostro appagamento non soffermandoci sulla coltivazione della nostra personalità e del nostro essere. Dovremmo avere il coraggio di capovolgere totalmente il punto di vista partendo dal presupposto che bisogna dare voce alle idee e alle esperienze, in modo da costruire un’idea diversa di società”.
Come dovrebbero ‘agire’ i grandi, i giovani e le istituzioni a riguardo? ”Il problema interessa l’idea che noi coltiviamo di noi stessi all’interno della società. Lavorare su noi stessi è necessario per vincere i nostri limiti. Dovremmo partire, magari, concretamente dall’idea che leggere di più sia un modo per essere più liberi, partire magari dal presupposto che acquistare un libro in più al mese possa essere un atto assai rivoluzionario. Così si crea una comunità più attenta, attiva e partecipe. Il punto è proprio questo: la partecipazione. E’ qui che si gioca la partita: dobbiamo ricostruire una società in cui le persone tornino ad avere un valore, perché le persone possono partorire idee. Noi giovani dovremmo provare ad organizzarci, sperimentare, mettendo in connessione le nostre storie e le nostre esperienze. Le istituzioni, poi, dovrebbero sostenere questo lavoro fornendo spazi, risorse, strutture. La nostra è una generazione pensante che deve essere libera, a cui devono essere dati i mezzi per coltivare la criticità di pensiero. Bisognerebbe non solo partire dalla nostra generazione ma dai bambini perché non può esistere un’idea di futuro senza che si coltivi il diritto all’infanzia, costruendo, ad esempio, una città a misura di bambino. ”
Quanto risulta essere importante per i giovani confrontarsi, mettendo in condivisione diversi punti di vista?La nostra deve essere una generazione curiosa e desiderosa di arricchirsi delle esperienze e delle diverse idee degli altri. Bisogna fuoriuscire dai recinti e dalle convinzioni immobili che abbiamo, dialogando fra noi nonostante le nostre differenze. Bisogna smettere di pensare che chi la pensa diversamente sia un nemico: non c’è nessun nemico da battere. C’è da chiedersi, insieme, come immaginare una comunità diversa, che fuoriesca dal troneggiare dell’ “avere” per riconnettersi all’”essere”. Tutti abbiamo una storia importante da raccontare.”

Vito, è attualmente impegnato in un nuovo progetto culturale che partirà il 17 Novembre ad Andria. Si tratta di ”LiberaMente-Dialoghi sulla contemporaneità”, a cui è affidata la direzione artistica e organizzativa. Un evento che darà, appunto, liberamente spazio e voce alle idee di tutti, ospiti importanti e cittadini. Un’occasione per saperne di più su disparati temi che riguardano la contemporaneità. Il progetto è co-finanziato e realizzato con il contributo della Regione Puglia e del Comune di Andria ed è promosso dall’Associazione ULISSE. Un’idea che dimostra l’interesse, la passione e la voglia di ‘fare’ di un giovane 23enne che racchiude, in tutto il suo talento e in tutte le sue capacità, l’amore per la cultura, per il sapere e per una città che ancora potrebbe e dovrebbe crescere tanto.

Samanta Zagaria

Pubblicato su www.radiomadeinitaly.it

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