Intervento di apertura TILT Pisa 2011

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Intervento di apertura TILT Pisa 2011

Pubblichiamo l’intervento con cui Francesco, a nome di tutte e tutti noi ha inaugurato la tre giorni di Pisa.

E’ nato il governo del riscatto e dell’equità, per uscire dall’emergenza e recuperare la fiducia dei mercati, dell’Europa, dei cittadini. Nessun sorriso, molta preoccupazione: ma anche la convinzione che l’Italia possa farcela, e il ritorno a concetti come “dignità”, “scrupolo”, “servizio”, soprattutto “responsabilità” e “bene comune”. Cambiano i protagonisti cambia il lessico e il contesto, con una svolta culturale e concettuale, dunque politica, che non poteva essere più netta.

Ezio Mauro, “La Repubblica”, 14  novembre 2011

Questo arcaico stile di rivendicazione, che finisce spesso per fare il danno degli interessi tutelati, è un grosso ostacolo alle riforme. Ma può venire superato. L’abbiamo visto di recente con le due importanti riforme dovute a Mariastella Gelmini e a Sergio Marchionne. Grazie alla loro determinazione, verrà un po’ ridotto l’handicap dell’Italia nel formare studenti, nel fare ricerca, nel fabbricare automobili.

Mario Monti, “Il Corriere della Sera”, 2 gennaio 2011

 3 mesi dopo Roseto degli Abruzzi,  da stasera, ci ritroviamo in tante e tanti a Pisa. 3 mesi fa eravamo una bella possibilità per la politica, oggi siamo una realtà forte e radicata su tutto il territorio nazionale. Ci ritroviamo, tra mille difficoltà, perché pensiamo che il tema della partecipazione dei giovani alla politica sia centrale, non più eludibile.

Il 14 dicembre dello scorso anno migliaia di studenti protestavano a Roma contro le politiche del governo Berlusconi.

Il 13 febbraio milioni di persone in tutta Italia manifestavano per la dignità delle donne “Se non ora quando”. Stasera Marica ha richiamato un punto centrale del percorso di queste mobilitazioni: aprire la nostra tre giorni tilt richiamando la giornata internazionale contro la violenza sulle donne non è evidentemente un tributo retorico; è invece il nervo scoperto su cui questa nostra generazione deve investire radicalmente: il mobbing, lo sfruttamento, l’espulsione dalle politiche minime di welfare e dalla politica tout court delle giovani donne dice di una violenza radicata che abbiamo il dovere di scompaginare. A partire da qui, da noi, da stasera.

Il 9 aprile, poi, ragazzi e ragazze in tutto il Paese dicevano NO alla precarietà perché “il nostro tempo è adesso”.

Una volta a sinistra si diceva: “Piazze piene, urne vuote”.  Milano, Napoli e Cagliari e i referendum hanno detto “Piazze  piene, urne piene”. La partecipazione che ora è negata, gli esiti delle amministrative e dei referendum sono stati traditi. Il “bene comune” è l’acqua pubblica e la tutela dell’ambiente, non un accordo fra partiti in parlamento per legittimare la macelleria sociale.

Poche settimane fa, alla stazione Leopolda di Firenze, qualcun altro organizzava un weekend di discussione politica. In realtà di politica  ce ne era ben poca. L’unico messaggio che passava era: togliamo i politici vecchi, e mettiamo i politici giovani. Anche loro sono rimasti fregati. Oggi la parola d’ordine è: togliamo i politici. Noi, invece, vogliamo riappropriarci della politica.

Siamo una rete generazionale, ma non crediamo nello scontro generazionale. I nostri avversari non sono i “cosiddetti” garantiti, i nostri padri e le nostre madri che lavorano, i nostri nonni che sono in pensione o che sperano di andarci. Il nostro avversario è una classe dirigente che è vecchia perché non sa più nulla del mondo che le sta scoppiando in mano. L’Italia ha fatto un bel salto di qualità nelle ultime settimane: siamo passati da quelli che scambiavano il mondo per una vetrina televisiva a quelli che lo scambiano per un indice di borsa. Noi non viviamo in un mondo di plastica: non ce lo possiamo permettere. Noi siamo gli interpreti più autorevoli della crisi perché la viviamo ogni giorno sui nostri corpi, perché la necessità ci costringe a interrogarla e a capirla per quello che è.

Così abbiamo deciso di prendere la parola e provare a raccontarlo. Questo mondo.

Il mondo che vediamo è fatto:

1) di mafie e di chi contro la mafia lotta ogni giorno;

2) è un mondo fatto di cittadinanza negata e di chi ritiene che tutti gli uomini e le donne che vivono nel nostro paese debbano avere gli stessi diritti;

3) è un mondo fatto di conflitti che faticano a trovare una strada per esprimersi. Una grande domanda di cambiamento che rischia di frammentarsi in uno scontro sulle forme perché è difficile trovare i contenuti, che può rimanere ostaggio di pochi, com’è successo il 15 ottobre, restare indifesa di fronte a una distruttività senza politica, perchéla Politicaè troppo distante per offrire qualunque orizzonte di mediazione, di costruzione. Ma non possiamo arrenderci: la strada è quella di una radicalità adulta, di un conflitto intelligente, la strada della politica. E’ una strada strettissima, ma dobbiamo percorrerla.

4) Ma soprattutto, e più di ogni altro cosa, questo mondo è precario. Un mondo in cui si sovrappongono vecchie e nuove forme di sfruttamento, un mondo in cui si continua a morire nelle fabbriche e a chi entra nel mondo del lavoro non è consentito progettarsi una vita,  un mondo in cui nelle fabbriche peggiorano le condizioni di lavoro e in cui i giovani ricercatori una condizione di lavoro non se la sognano nemmeno perché sono costretti a insegnare gratis. Precarietà significa solitudine e solitudine significa ricattabilità. Vogliamo reddito. Un reddito per il lavoro e non contro o senza il lavoro. Non reddito in cambio di precarietà, ma un reddito per poter rialzare la testa e lottare per una vita dignitosa.

Di questi temi parleremo a partire da stasera.

Ci aspettano mesi difficili. Anche chi oggi tira un sospiro di sollievo si renderà presto conto che il governo tecnico non esiste. Esistono diverse opzioni politiche per affrontare la crisi. Quella crisi che oggi pensano di poter risolvere coloro che l’hanno creata. Noi scegliamo l’opzione politica che ci vede protagonisti. Dobbiamo impegnarci con tutta la nostra intelligenza per capire la realtà di questi mesi e giocarci fino all’ultimo frammento di cuore. Per cambiarla e per conquistarci il nostro diritto alla felicità . Buon lavoro a tutte e a tutti.

Benvenuti a Tilt Pisa 2011.

Francesco Cecchetti

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