Dopo il #19o rilanciamo la battaglia su reddito e precarietà

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Dopo il #19o rilanciamo la battaglia su reddito e precarietà

A valle della giornata di mobilitazione del 19 ottobre crediamo che sia importante interrogarci sull’immaginario che ha prodotto quella piazza e soprattutto su come provare ad interagire con tutto il panorama di lotte che si è mosso nella tre giorni romana.

Quello che abbiamo visto costruire nei giorni precedenti dai media mainstream parlava di un’atmosfera da guerriglia urbana, un clima di paura creato per svuotare quelle giornate, confondere e impaurire. Una giornata descritta esclusivamente come una probabile miscela di focolai di distruzione e vandalismo, cui la città si preparava a rispondere duramente in termini di ordine pubblico. Pensiamo che sia utile partire dall’analisi di cosa è stato raccontato perché è il dato più rilevante. Durante il corteo abbiamo di fatto assistito alla diretta di un cassonetto in fiamme e alla descrizione, da parte della stampa, di ogni secondo della sua combustione, con il chiaro intento di raccontare a tutti i costi un nuovo 15 Ottobre di devastazione. Così non è stato: chi di noi era in quella piazza ha visto chiaramente, come tutte e tutti, un altro film, di cui forse gli scontri sotto il Ministero delle Finanze sono solo un pezzetto piccolissimo e nemmeno troppo rilevante. Dentro quel cosiddetto assedio abbiamo avuto la percezione di incrociare il paese vero e la sua sofferenza, ci siamo resi conto della rabbia che nel paese cresce e soprattutto abbiamo visto tanti colori e tante differenze, i movimenti e le singole persone determinate a segnare l’inizio di una mobilitazione contro l’austerity e la precarietàQuesto è per noi il dato rilevante, non i fantomatici black block e le ipotesi di guerra civile, il risalto dato ai tafferugli e la poca attenzione che i media hanno riservato all’ “acampada” di Porta Pia. Proprio questo ci dà la dimensione di quanto stampa e le televisioni, da quella piazza, aspettavano esclusivamente lo scoop di una città devastata e nessuno era minimamente interessato alle vertenze che quelle giornate sollevavano: il conflitto e i giovani sono rilevanti mediaticamente solo se esplodono a piazza Taksim ad Istambul o al massimo a piazza Tahrir a Il Cairo.

 

Pensiamo che sia utile fare un’analisi più profonda del seppur necessario compiacimento rispetto al risultato di quella piazza. E, non come i media ci insegnano per definirne la complessità in base al grado di tensione procurato, ma per interrogarci su quale eccedenza quella piazza ha portato allo scoperto, su cosa in termini politici significhi chiamare in piazza le lotte sociali nelle loro differenze ma con parole e sentimenti diffusi e reali. Inevitabile il confronto con il 12 ottobre de “la via maestra”, piazza che abbiamo attraversato con poco entusiasmo ma tanta voglia di riprenderci lo spazio pubblico: in quella piazza molti militanti, molti compagni e compagne con cui abbiamo condiviso percorsi e battaglie nel passato, ma poco paese reale, poca eccedenza e poca generazione under 30.

 

A noi invece sembrano molto rilevanti le rivendicazioni, non solo perché è stata una piazza che all’interno di una critica radicale all’austerity, all’Europa delle banche e alla precarietà esistenziale, ha tenuto assieme tante diversità, ma soprattutto perché ha rimesso al centro un tema, il reddito, che ci caratterizza da anni e ci vede impegnati nel rilancio su tutti i fronti.

 

Questo è per noi il punto di prossimità rilevante con cui vorremmo provare a rimanere in contiguità con quelle mobilitazioni. Consci delle differenze pensiamo però che questo 19 Ottobre ci consegni una possibilità di rilancio della battaglia sul reddito minimo garantito e sulla lotta alla precarietà esistenziale su tutti i fronti.

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