Corsi per razzisti e sessisti

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Corsi per razzisti e sessisti

Due giorni fa ho scoperto con profonda amarezza che l’Associazione Anassim di Bologna (Donne native e migranti delle due sponde del Mediterraneo) propone alla cittadinanza razzista e sessista di Bologna seminari, corsi, lezioni, pratiche virtuose, stage e incontriterapeutici. Offrendo la propria esperienza e la professionalità di donne specializzate.

http://radio.rcdc.it/archives/corsi-di-recupero-ai-razzisti-e-la-lega-insorge-126051/

Uscita la notizia sui giornali, non siamo stati risparmiati dal “botta e risposta” tra la responsabile dell’associazione e un consigliere comunale della Lega. Tutte cose di cui avremmo fatto a meno, è vero, ma sulle quali abbiamo una volta per tutte la necessità di aprire gli occhi.

Abbiamo toccato il fondo.

La discussione sui temi dell’immigrazione ha avuto negli anni varie forme e declinazioni: emergenza, integrazione, sicurezza, inclusione.

Abbiamo fatto cene e pranzi etnici. Cous cous a pioggia come se non ci fosse un domani.

Ci siamo raccontati le nostre storie abbattendo i muri della privacy: “solo raccontando la tua storia l’Altro potrà capirti…”.

Questo ho sentito e mi sono sentita dire per anni. Ho spesso pensato che fosse una follia, ma va bene. Ogni cosa a suo tempo, si annoieranno prima o poi.

Ma dopo tanti anni da cittadina di questo Paese e con la “sfiga” di essere nera, adottata e siciliana, di aver partecipato alla discussione sull’immigrazione, oltreché a pranzi e cene raccontando la mia storia più di una volta, beh… adesso metto uno stop ufficiale!

Stop perché sono stanca di convegni sterili e privi di progettualità sociale e politica.

Stop perché vorrei poter pensare che la mia vita e quella degli altri miei simili “colorati” sia pari a quella dei giovani di origine italiana e non colorati.

Stop perché vorrei piangere i morti nel nostro mare da sola, con rispetto e dolore.

Perché non voglio più sentir parlare di “questione immigrazione”, e perché adesso ho paura.

Paura delle Donne native e migranti delle due sponde del Mediterraneo che propongono corsi di riabilitazione per razzisti e sessisti. Si, mi fanno paura perché oggi non è più il tempo delle provocazioni, è il tempo delle richieste e delle pretese.

È tempo che la discussione sulla “questione immigrazione” si faccia in maniera seria e consapevole. Si tratta di far rispettare la Costituzione, di far rispettare i nostri diritti fondamentali. I diritti di tutti. Di discutere come sostenere anche i nostri concittadini di origine straniera.

Ho paura perché non è tempo di Riabilitare ma di Pretendere. Ogni giorno, un giovane di origine straniera si ritrova “scaduto”, come un prodotto andato a male. Solo per essere diventato maggiorenne, quindi senza permesso di soggiorno e pronto per il Cie.

Ecco, preoccupiamoci di loro e per questi motivi scendiamo in piazza.

Dei razzisti non me ne frega nulla, se mi gridano “negra!” sull’autobus non ho scompensi cardiaci, se mi danno della puttana associando l’antico mestiere al colore della mia pelle, non ricorro agli ansiolitici.

Ma se uno dei miei amici non gode dei miei stessi diritti e doveri, se il vicino di casa ha meno possibilità a causa della pelle o per la forma del naso, allora sì che qualcosa cambia.

Perché ho il dovere di difendere i miei diritti, che sono i diritti di tutti.

Non perché sono nera, non perché sono buona o di sinistra, ma solo ed esclusivamente perché sono una cittadina di questo Paese. E pretendo che sia lo stesso per gli altri.

Donne e uomini, italiani e stranieri, prime e seconde generazioni, gay e lesbiche, sani e malati, anziani e giovani. Diritti per tutti, facendo in modo che diventi una battaglia comune.

Vorrei che cominciassimo a comprendere che un documento può scadere, ma senza che decadano diritti, dignità, essenza umana

Vorrei che cominciassimo a dire che siamo stufi di cittadinanze onorarie e vorremmo che fossero i Sindaci delle nostre città ad essere onorati di averci come concittadini. Tutti.

Vorrei che cominciassimo a pretendere una scuola che possa fare il suo mestiere, quello di ricordare ogni giorno i valori del vivere civile e che ci ricordi le fatiche storiche delle generazioni che ci hanno preceduto

Ecco, vorrei che cominciassimo ad avere rispetto della Memoria, quella che può insegnarci come costruire la nostra Storia.

Vorrei che pretendessimo che la Politica può essere Bellezza ed Eleganza.

Pretendere che le nostre città siano belle ed eleganti significa che nessuno dei nostri concittadini può essere abbandonato alla sua solitudine e alla sua povertà, che nessuno dei nostri adolescenti può essere messo in fila e perquisito.

Bellezza ed eleganza sono il contrario di carceri affollate e Cie, il contrario di abbandono e degrado.

Bellezza ed eleganza devono essere i temi dei nostri futuri incontri, convegni, pratiche virtuose, stage e incontri terapeutici.

 

P.s Per gli incorreggibili, per raccontare, nonostante tutto, ancora qualcosa di me, posso dire con serenità e senza alcun razzismo che a me il cous cous non piace!

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