C’è una sola discriminante: la vita

 > CONTENUTI  > C’è una sola discriminante: la vita

C’è una sola discriminante: la vita

Da qualche mese a questa parte siamo tutti tecnici. Ci interessiamo, più per necessità che per curiosità, all’economia, alla finanza, alla politica. Raddrizziamo le orecchie ogni qualvolta il telegiornale pronuncia le parole SPREAD, benzina, lavoro, licenziamenti, decreti o liberalizzazioni. E’ un mondo nuovo che è ufficialmente entrato a far parte della nostra vita quotidiana, con presuntuosa imposizione e senza darci scampo. Ci sentiamo come costretti a seguire l’andamento del mercato, la situazione delle banche, sentiamo di mancare a qualche sconosciuta responsabilità di cittadini tecnici se non sappiamo cosa significano sigle come SPREAD Btp-Bund, FTSE MIB.

E’ come se irresponsabilmente non partecipassimo alla ripresa economica del nostro paese non capendo il “miracolo” che questo governo tecnico tenta di raggiungere superando, con una tensione faustiana e con una così ferma determinazione le solite chiacchiere etico-morali, gli atteggiamenti permissivi e i compromessi inconcludenti e irrisori della vecchia politica. Vogliamo convincerci che sacrifici e austerità sono l’unico modo per uscire da questi momenti di difficoltà economica e di profonda crisi finanziaria. Scegliamo di sopportare restrizioni e anche l’aumento di qualche tassa sentendoci uniti al sacrificio generale che il nostro Paese è insistentemente chiamato a sostenere  dalle alte cariche statali. Riteniamo giusto che chi ha ingannato lo Stato per anni debba pagare, e lo crediamo davvero, in fondo da semplici cittadini quali siamo vorremmo solamente un po’ più di equità e di giustizia sociale. Peccato però che gli acclamati interventi sull’evasione fiscale che tanto abbiamo agognato non si stiano rivelando così equi come ci aspettavamo e i presunti evasori fiscali siano quasi sempre povera gente come noi che per svariati motivi (disoccupazione, mancati prestiti da parte delle banche che preferiscono investire nella finanza piuttosto che nell’economia reale, crescenti imposizioni fiscali) non riesce a pagare le tasse e si trova annegato dai propri debiti e a dover fare i conti con lo Stato sovrano. Accade poi che drammi come quelli degli ultimi giorni, in cui padri di famiglia e giovani uomini tentano il gesto più estremo, la morte, ci risveglino frastornati e spaventati da una triste illusione alla quale abbiamo cercato di credere fortemente ponendo in secondo piano persino noi stessi. Di fronte a questi disperati episodi proviamo sgomento e siamo terrorizzati nel profondo, lo siamo perché la loro storia assomiglia terribilmente alla nostra, perché non abbiamo bisogno di sforzarci a sentire solidarietà e compassione verso queste persone. Conosciamo bene la disperazione del giovane marocchino 27enne che oggi a Verona, dopo l’ennesimo stipendio non recepito, si è dato fuoco nel tentativo di porre fine ai logoranti sforzi del lavoro, alla disperazione e agli insostenibili costi di una vita che probabilmente gli è sembrata troppo ingiusta e non di certo migliore della sconcertante morte tra le cui braccia ha cercato di gettarsi. Pressoché uguale è la storia dell’artigiano 58enne di Bologna che ieri ha cercato di uccidersi, con la medesima modalità del giovane operaio, davanti all’Agenzia delle Entrate. L’artigiano è un piccolo imprenditore con un’impresa individuale che, a causa delle diffuse difficoltà che hanno colpito il settore e di contenziosi passati legati al fatto che non avesse pagato alcuni tributi, ha accumulato un debito per lui insostenibile nei confronti dello Stato. Tra le tre lettere che l’uomo ha scritto prima del gesto ieri mattina, in quella rivolta alla Commissione Tributaria scrive: “Quello che ho fatto, l’ho fatto in buona fede, ho sempre pagato le tasse, poco ma sempre…”. Sono le parole di un uomo che ammette i propri sbagli, che sa di non essere stato pienamente corretto ma che non vedendo nessuna possibilità di aiuto a rimediare ai suoi errori e non scorgendo prospettive diverse dal carcere e dalle sofferenze alla propria famiglia si è sentito spinto al gesto più insormontabile. Sul tentativo di suicidio dell’artigiano di Bologna si è espresso il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera. Il direttore, alla domanda di un giornalista “La preoccupano casi come quelli di ieri?” risponde, premettendo di essere estremamente dispiaciuto e che l’Agenzia seguirà direttamente la vicenda per non creare ulteriori problemi, che in una situazione di difficoltà e di crisi finanziaria episodi come questi possono accadere. Sono parole stucchevoli se non agghiaccianti quelle di Befera, spaventa e lascia increduli l’apparente calma nell’affermare che gesti di disperazione come questi possano verificarsi, quasi fosse un effetto collaterale, un risvolto normale di una politica che prepotentemente sicura del suo operato pretende di ergersi al di sopra della vita, del singolo individuo della sua sofferenza. Ebbene, dinnanzi al sempre più crescente numero di gesti esasperati di cittadini in difficoltà, non possiamo rimanere indifferenti, non possiamo rintanarci nelle pallide sicurezze che una politica di sangue e sudore stenta persino a prometterci. Abituati alla fatica, alla dedizione al lavoro e al sacrificio tendiamo, figli di un retaggio di una mentalità conservatrice, a scorgere del buono solo in ciò che richiede sforzo e resistenza. Non possiamo però chinare passivamente il capo al lavoro senza ricordare e tenere costantemente in mente che al di là di tutto c’è la vita, l’umanità… Siamo davvero disposti ad abituarci a tutto? A questa domanda molto probabilmente c’è chi balza in piedi a dir di no ma fermiamoci un attimo tutti, fermiamoci a pensare che nessuno ci porrà mai direttamente questo quesito, piuttosto a piccole dosi e nella confusione generale potremmo essere trascinati a scordarci la priorità: il diritto alla vita. Nei momenti difficili è facile perdere di vista il bene più grande e indiscutibile, ecco perché ciascuno di noi deve considerare la vita come suo diritto primario e l’attenta sorveglianza su di essa come suo dovere imprescindibile. Oltre la nebbia dell’incertezza futura c’è una sola discriminante che ci unisce: la Vita.

user-gravatar
Tilt
No Comments

Post a Comment

Comment
Name
Email
Website