ottobre 2013

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Priebke, noi non lo vogliamo

Era un giovedì quel 23 marzo 1944, si combatteva in tutta Europa così come a Roma. La città dopo l’armistizio dell’8 settembre e la fuga del re e del governo era divenuta un altro campo di battaglia. I nazifascisti avevano il compito di impossessarsi delle strade e dei ponti sul Tevere per arrestare l’avanzata alleata dal sud Italia, Il 22 gennaio 1944 con lo sbarco di Anzio l’intero quadro tattico anche mutò, anche nella capitale. La città passò sotto il governo della RSI diventando da quel momento una città antifascista ed antinazista. Uomini e donne decisero di combattere contro l’oppressione dell’occupante.

Perché non siano morti invano: la strage preannunciata di Lampedusa e il cambiamento che non può più attendere.

Durante il workshop sull’immigrazione tenuto al Tilt! Camp 2013, esattamente un mese fa, abbiamo letto il comunicato del Forum tunisino che spronava l’Italia a rispondere delle morti in mare avvenute tra il 2012 e il 2013, proponendo una linea di azione in contrasto con le attuali politiche italiane, europee ed africane in materia di immigrazione:

“I dispositivi di sicurezza usati dai governi europei ed africani per fermare i movimenti dei migranti non impediscono i naufragi che, insieme agli incidenti marittimi, gettano le famiglie nella disperazione più nera. In Tunisia e in Italia, i “boat people” sono rinchiusi e allontanati, trascurando i loro diritti. Per altro, le organizzazioni indipendenti e la stampa non hanno accesso a questi luoghi. Per gran parte dei migranti, la legislazione attuale impedisce la loro circolazione legale tra le due sponde del Mediterraneo, credendo di poter fermare i movimenti migratori con la repressione. Ciò invece spinge i migranti a prendere strade sempre più pericolose dove i loro diritti saranno violati ogni giorno.

Tante piazze, il nostro 12 ottobre

Il discorso parlamentare si è asserragliato in un angolo, paralizzato negli accordi, nei giochi e nei colpi di teatro, nel teatrino di labiali e complimenti, nelle scissioni ad uso mediatico tra falchi e colombe capaci di discutere solo di quale tono sia più opportuno impiegare per comunicarci il prossimo colpo di machete sullo stato sociale: dopo le lacrime non c’è posto per i diritti, e il vestito del re è bellissimo.

UN FUTURO IN COSTITUZIONE, VERSO IL 12 OTTOBRE

La crisi che stiamo attraversando in questo, ormai lungo, periodo ha segnato la vita e le esistenze di tutti noi: lo smottamento definitivo dello stato sociale e la sempre più profonda distanza delle strutture classiche della rappresentanza da chi queste condizioni le vive tutti i giorni, ci fanno sentire sempre più la necessità di costruire un percorso condiviso per uscire da questi anni bui. In questi ultimi mesi, la volontà di “pacificazione” espressa dal governo delle larghe intese, ha raggiunto il punto limite di voler modificare la Costituzione in deroga all’art.138, l’unico elemento che segna l’indisponibilità della nostra Carta rispetto alle volontà della maggioranza di turno.

Aderiamo all’ Appello per l’apertura di un canale umanitario per il diritto d’asilo europeo

Ai Ministri della Repubblica, ai presidenti delle Camere, alle istituzioni europee, alle organizzazioni internazionali

A cadenza ormai quotidiana la cronaca racconta la tragedia che continua a consumarsi nel mezzo del confine blu: il Mar Mediterraneo.
Proprio in queste ore arriva la notizia di quasi un centinaio di cadaveri raccolti in mare, ragazzi, donne e bambini rovesciati in acqua dopo l’incendio scoppiato a bordo di un barcone diretto verso l’Europa.
Si tratta di richiedenti asilo, donne e uomini in fuga da guerra e persecuzioni, così come gli altri inghiottiti da mare nel corso di questi decenni: oltre 20.000.

Nuove forme di schiavitù in Qatar: schiavi nel Medio Oriente per volontà dell’Occiden

Ridurre i costi della manodopera. Ridurre i costi attraverso pratiche drastiche e discriminati, lesive.

In Occidente le imprese per adeguarsi alle non-regole del mercato globale effettuano tagli secondo il modello “lean and mean”, modello improntato sull’adozione di politiche e controlli rigidi volti a ridurre i costi tramite licenziamenti, riduzione di salari e indennità.