luglio 2012

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Mio figlio massacrato dallo stato italiano

Cari amici,

I poliziotti condannati per aver picchiato e ucciso mio figlio 18enne Federico Aldrovandi non andranno in carcere e sono ancora in servizio. C’è un solo modo per evitare ad altre madri quello che ho dovuto soffrire io: adottare in Italia una legge contro la tortura.

La morte di mio figlio non è un’eccezione: diversi abusi e omicidi commessi dalle forze dell’ordine rimangono impuniti. Ma finalmente possiamo fare qualcosa: alcuni parlamentari si sono uniti al mio appello disperato e hanno chiesto di adottare subito una legge contro la tortura che punirebbe i poliziotti che si macchiano di questi crimini. Per portare a casa il risultato però hanno bisogno di tutti noi.

Prato: criticava il sindaco, cacciato lo stagista di sinistra

Il Comune prima gli impedisce l’uso dei computer, poi l’accesso alla sede, infine scrive all’Università che richiama il ragazzo e caccia anche il responsabile dei tirocini

La libertà di espressione, si sa, in Italia va poco di moda. Specie in zone dove l’amministrazione comunale è in mano a uomini di Berlusconi. E qui siamo a Prato, a due passi da Firenze, polo tessile toscano, regno incontrastato del sindaco Roberto Cenni, pidiellino della prima ora, amico fraterno di Denis Verdini, un posto già prenotato in Parlamento per il 2013.

“600 euro al mese per chi non ha un lavoro”, al via la campagna per il reddito minimo

Certo che a sentirla così, l’idea del reddito minimo garantito sembra quasi una boutade estiva. Poi, però, parli con Maria Pia Pizzolante (foto a destra), 29 anni, precaria, combattiva portavoce di Tilt, una delle associazioni che in questi giorni promuove la raccolta di firme per introdurlo anche in Italia e tutto diventa più concreto e realistico. Soprattutto quando poi scopri che nella locomotiva europea, la potentissima Germania, esiste dal lontano 1961.E,a giudicare dai risultati, funziona benissimo. “Assieme alla Grecia, siamo il paese più arretrato sul terreno degli strumenti di sostegno al reddito”, spiega Maria Pia.

ZTL WAKE UP

Rieccoci!

Oggi, noi  “ZTL WAKE UP”, siamo tornati per sottolineare nuovamente il bisogno di spazi culturali in questa città, e la negligenza di un’amministrazione che volta la faccia di fronte alle violenze costanti che essa stessa causa al nostro territorio, un’amministrazione che incentiva la corsa ad una cementificazione sempre più periferica, che abbandona gli spazi inutilizzati di Treviso ad una lenta morte, lasciando tra le nostre case, le nostre piazze, tra i nostri rapporti umani, il buio ed il silenzio dell’abbandono.