marzo 2012

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Sul filo del rasoio. Storie rocambolesche di vite precarie

Le recenti statistiche dicono che in italia 1 giovane su 3 è disoccupato, gli altri sono precari, ed il tasso di occupazione giovanile è calato in tutto il territorio italiano, senza eccezioni.

Un lavoro stabile, e per molti il lavoro stesso, sono un miraggio per la stragrande maggioranza degli under 30 italiani, che si dimostrano scoraggiati ed inattivi. A dimostrarlo è la crescita spaventosa del NEET (Not in Education, Employment or Trading), ossia quella schiera di giovani che non studia, non lavora e non frequenta corsi di formazione. Nella fascia d’età fra i 15 ed i 29 anni, i need superano il 23% (2.2 milioni).

La memoria si fa impegno, l’indifferenza partecipazione

Partecipazione e solidarietà, sono queste le parole d’ordine che hanno accompagnato la XVII Giornata della Memoria e dell’Impegno ospitata dalla città di Genova. L’evento, promosso da Libera per commemorare le vittime cadute per mano mafiosa, ha raccolto oltre 100.000 persone che si sono strette in un abbraccio caloroso di umanità e vicinanza intorno ai familiari delle vittime presenti al corteo, in prima fila con il loro dolore, la loro testimonianza e la straordinaria forza d’animo.

Non ce la beviamo. Il 19 marzo in piazza contro la precarietà

5 milioni di precari, oltre 2 milioni di Neet, un giovane su tre disoccupato, un lavoratore su due escluso dagli ammortizzatori sociali, stipendi sotto la media europea, nessuna forma di sostegno al reddito, morti sul lavoro perché senza adeguata sicurezza, abbandono scolastico in aumento, calo delle iscrizioni all’università, borse di studio non finanziate, migliaia di giovani che ogni anno lasciano il paese.

La libertà di dire no ad un lavoro massacrante

Qualche tempo fa ho letto un’interessante proposta di lavoro. L’annuncio recitava così: “Cercasi giovane con buone conoscenze html e ottimizzazione seo. Azienda giovane e dinamica”. Dato che questo è il mio campo, mi butto a capofitto, telefono e prendo appuntamento. Arrivo finalmente presso la sede dell’azienda, vengo accolto e invitato a sedermi. L’ambiente è effettivamente giovane e dinamico (il più vecchio ha 35 anni) attendo mezz’ora (cosa che mi infastidisce alquanto) e finalmente entro nella stanza del “boss”. Mi siedo e lui è visibilmente agitato dopo la telefonata che l’ha tenuto impegnato mentre io attendevo nella sala riunioni. Ci salutiamo, prende in mano il mio curriculum, lo legge, lo rilegge e mi fa alcune domande per valutare il mio livello di preparazione. Nonostante abbia un’aria di poco celata superiorità, tollero il suo sguardo giudicante nella speranza che la proposta economica valga l’umiliazione di essere valutati da un tizio in base a quattro chiacchiere e a tre pagine scritte di curriculum.